Parliamo un attimo di Airbnb… un 2019 di polemiche e di novità anche per gli Albergatori

Parliamo un attimo di Airbnb… un 2019 di polemiche e di novità anche per gli Albergatori

Nel 2018 che si sta concludendo Airbnb si è affermato come nuovo colosso del turismo globale. Case private, esperienze e adesso anche hotel ne hanno fatto un punto di riferimento per i viaggiatori di tutto il mondo, al pari delle grandi OTA.

Dalla spinta in avanti verso il mondo dell’hotellerie alle nuove abitazioni smontabili che porteranno il suo marchio, domandiamoci che cosa arriverà nel 2019.

La sua grande ombra – gradita o sgradita che sia – è destinata ad allungarsi su tutto il settore in modo ancora difficile da decifrare.

Oggi possiamo ben dire che Airbnb ha occupato il palco per buona parte del 2018, sia per le novità e le soluzioni che ha saputo creare, sia per i problemi che ha contribuito ad accentuare e che la rendono oggetto di continue polemiche.

Abbiamo fatto il punto della situazione per capire la rotta che prenderà nel 2019.

  1. Airbnb investe sempre di più sulla vendita di camere hotel

Airbnb fa passi avanti nella vendita di hotel, inserendo in chiaro tra i filtri la possibilità di scegliere una struttura ricettiva al posto di una casa indipendente o di una stanza privata. Airbnb conferma che

Così facendo, Airbnb si è di fatto messo più direttamente in competizione con le OTA, sebbene la sua offerta alberghiera sia minimale rispetto a quella di colossi come Booking o Expedia.

D’altronde Chesky non ha mai nascosto di voler fare concorrenza alle grandi OTA, mettendo subito in chiaro che le commissioni richieste alle strutture sarebbero state inferiori:

“Abbiamo fatto diversi sondaggi tra i boutique hotel e molti di loro non sono felici delle commissioni che devono pagare e sono in cerca di alternative. Se noi possiamo essere l’alternativa, lo saremo. Abbiamo 180.000 alloggi che sono indicati come b&b, ma è una classificazione molto nebulosa e vogliamo ripulire i dati, ma mi aspetto possibilmente di avere un giorno tanti b&b quanti ne hanno Booking e gli altri, o persino di più.”

  1. Host privati vs albergatori: c’è pericolo di attrito

Rispetto all’inizio dell’anno, Airbnb sta cambiando le carte in tavola per quanto riguarda gli alberghi.

Se in un primo momento Chesky sembrava intenzionato a mettere dei paletti sulla vendita di camere d’albergo – privilegiando i piccoli boutique hotel che garantissero quello spirto local proprio della filosofia di Airbnb – a breve il sistema sarà aperto a nuovi partner distributivi, dando la possibilità di aderire anche ad altri tipi di strutture.

Non mancano le perplessità tra gli host che mettono in affitto camere o appartamenti privati, perché si troveranno a competere con strutture turistiche a prezzi concorrenziali che offrono in più servizi come la colazione gratuita, come evidenziato già da qualcuno su gruppi chiusi di host su Facebook.

  1. Il boom degli affitti brevi che creano disagio in città

Continuano le polemiche anche da parte di molte città che vorrebbero mettere un freno agli affitti brevi su Airbnb. Di recente è toccato a Bologna, dove ci sono state manifestazioni contro un sistema che monopolizza il mercato e impedisce a studenti e lavoratori in trasferta di trovare alloggi a prezzo accessibile in centro città. Affittare ai turisti è meno impegnativo e più remunerativo, così chi ha un appartamento o una casa da affittare, non accetta più richieste da parte di chi ha bisogno di un’abitazione stabile.

E’ stato chiamato in causa il Ministro Gian Marco Centinaio, nella speranza che il Governo regolamenti il sistema in modo più equo.

  1. In arrivo le case targate Airbnb

Airbnb non si limita a vendere gli alloggi di altri. Alla fine del 2019 dovrebbe partire il progetto Backyardper costruire un network di abitazioni innovative sotto il brand Airbnb. Il mondo cambia, le esigenze cambiano e l’azienda deve spingersi oltre i suoi confini.

Più che case, quelle di Airbnb saranno moduli abitativi realizzati secondo logiche sostenibili e super tecnologiche, da posizionare nei giardini di abitazioni già esistenti o in lotti di terreno liberi. Case “smontabili” che possano spostarsi e ampliarsi o ridursi in base alle esigenze del mercato e di chi le acquista.

“Per noi, questo va oltre l’opportunità di business. È una responsabilità sociale. Il modo in cui sono costruiti gli edifici è obsoleto e genera una quantità enorme di rifiuti. Per soddisfare le esigenze del futuro, che si tratti di dislocamento climatico o di migrazione dalla campagna alla città, la casa deve evolversi, guardare avanti».

Se in Italia è praticamente impossibile vedere questo tipo di prefabbricati, in America ce ne sono già molti, pensati per risolvere il problema della scarsità di alloggi. Un problema che – ironicamente – anche Airbnb ha contribuito a creare.